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La pargoletta è arrivata nel giorno della liberazione dell'ultimo anno del calendario Maya... ed eccomi a 41 anni con un frugoletto tra le braccia quasi tutto il giorno, tranne quando cambio pannolini, faccio bagnetti e qualche anima buona me la rapisce per coccolarla. Un'amore di bambina...ma anche un'impegno 24 ore su 24 che cambia "un po'" la vita. Poiché sotto la mamma c'è una donna quarantenne nella vita precedente lavoratrice con tanti interessi, esploratrice di se stessa e alla perenne ricerca di quel qualcosa che "mi fa stare bene", l'adattamento ai nuovi ritmi non è facile. Da qui l'idea del blog, un po' sfogo terapeutico un po' desiderio di condivisione con chi di voi vive/viveva/vivrà un'esperienza simile. Tra una pappa e una nanna....e ringraziando le apine sulla culla.
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martedì 17 luglio 2012

battesimo pagano



Lo scorso venerdì abbiamo portato la bimba in piscina per la terza lezione di acquaticità dove avrebbe sperimentato per la prima volta l’apnea. Pare che ai bambini riesca molto semplice e gradevole, in quanto l’acqua è stato il loro elemento per ben nove mesi. L’unico accorgimento è quello di soffiare sul loro viso  prima di immergerli, in modo che loro  chiudano la glottide e quindi, una volta inzuppati come un biscotto nel caffellatte, non bevano. Nonostante avessi visto altri bambini uscire indenni (alcuni anche sorridenti) da questo simpatico esercizio, erano giorni che vivevo con angoscia pensando al fatidico venerdì in cui anche la mia piccolissima bimbetta avrebbe provato quest’eccitante avventura.  Ma eccitante per chi?!?  Per il papà che l’avrebbe immersa sott’acqua o per l’ostetrica che sarebbe stata pronta ad intervenire in caso qualcosa fosse andato storto? Per lei, ignara di quello a cui sarebbe andata incontro? Non certo per me che, nel corso dell’ultima settimana, avevo trovato mille motivi per rimandare questo momento che mi pareva alquanto traumatico per una bimba di 2 mesi: era la più piccola del corso, l’acqua della piscina era troppo fredda,  gli esercizi in acqua la stancavano troppo, aveva appena fatto sette vaccini, era debole, come diavolo faceva a sapere che doveva chiudere la glottide?
Arrivato il gran giorno, io ho cercato di tenere per me la mia ansia, preparandole silenziosamente la borsa con asciugamani e accappatoio. Le ho parlato lungo tutto il viaggio verso la piscina, come faccio sempre, distraendola con apine e giocattolini vari. L’intento era quello di fare in modo che per lei fosse un normale viaggio in macchina con mamma e papà. In verità mi sentivo come colei che accompagnava il condannato a morte alla ghigliottina. Un po’ boia,  un po’ traditrice della buona fede che quella pargoletta tutta sorrisi e versetti riponeva nella propria brava mamma.  E’ proprio vero che è impossibile nascondere le proprie emozioni ai bambini, o per lo meno alla mia. Una volta arrivata in piscina, Nicole non voleva svestirsi, cosa che generalmente fa volentieri, ha pianto entrando in acqua e ha cominciato a tremare di freddo prima dei soliti 20 minuti in acqua. Le premesse non erano buone. Io ho continuato a fingere che fosse tutto normale ma dentro di me l’ansia del fatidico momento aumentava.  Infine ho deciso di fare lo struzzo (mettendo la testa fuori dalla piscina) e guardando altrove quando il papà coraggiosamente immergeva la pischella sott’acqua. Il pianto che è giunto alle mie orecchie subito dopo, quello però l’ho sentito, nonostante il rumore che i bimbi facevano andando su e giù in acqua, e il cuore di mamma a quel punto non ha potuto non sentirsi trafitto sapendo che la sua tenera frugoletta era stata appena battezzata con quel barbaro rito pagano.  Chissà, forse la mia ansia nascondeva anche il ricordo poco piacevole dei molteplici corsi di nuoto che ero stata obbligata a seguire da piccola (perché avrebbero eliminato la mia scoliosi – cosa che non si avverò) con relativa sopportazione degli istruttori dai modi militareschi, dell’acqua gelida, del cloro che mi irritava la gola.  Difficile scindere in me l’ansia della mamma da quella della figlia. Per fortuna che a fine corso c’era sempre la cioccolata calda a consolarmi …